Non solo pazienti aggressivi: nella sanità italiana emerge una violenza interna
I primi dati dell’Indagine sulla violenza in ambito sanitario, presentati a HERA Congress 2026.
23 settembre 2026 – Oltre 400 risposte raccolte finora nell’ambito dell’Indagine sulla violenza in ambito sanitario, promossa da HERA Foundation ETS: quattro rispondenti su dieci hanno subito violenza sessuale – un contatto fisico non consensuale o peggio – nel corso della vita, e solo un quinto di chi subisce violenza sul lavoro la denuncia formalmente, pur quando l’azienda ne è già a conoscenza. I primi dati saranno presentati il 26 settembre nell’ambito della seconda edizione di HERA Congress, che si terrà il 25 e 26 settembre presso l’Auditorium Antonianum di Roma.
Una violenza che nasce all’interno stesso del contesto professionale – non da pazienti o familiari, ma nell’ambito lavorativo e formativo – e che resta quasi sempre nell’ombra: non per mancanza di consapevolezza, ma perché renderla visibile costa più di quanto sembri convenire.
L’indagine, anonima e online, è ancora in corso e chiuderà il 31 ottobre. Le prime 421 risposte analizzabili arrivano in gran parte da anestesiste e anestesisti-rianimatori, tre su quattro donne. I numeri fotografano quindi un’area specifica della sanità e non sono ancora rappresentativi dell’intera professione; per questo Hera Foundation rinnova l’invito a tutte le persone che lavorano in ambito sanitario a partecipare.
I primi dati
- Il 39% ha subito almeno un contatto fisico non consensuale o un comportamento sessuale più grave nel corso della vita – il 46% tra le donne, un dato riportato quasi tre volte più spesso rispetto agli uomini – e per il 26% del campione complessivo è avvenuto specificamente in ambito lavorativo-formativo.
- Sei rispondenti su dieci riferiscono almeno un episodio di violenza o molestia negli ultimi dodici mesi: il fenomeno non è un ricordo del passato, è in corso.
- Tra chi ha subito violenza sul lavoro, solo il 21% ha presentato una segnalazione formale, pur quando in metà dei casi la struttura sanitaria era già a conoscenza dell’accaduto.
- A quattro segnalanti su dieci è stato sconsigliato di intraprendere un percorso legale, e altrettanti riferiscono che la segnalazione ha peggiorato il proprio benessere.
- Tra chi ha vissuto violenza in ambito domestico, il 43% non ne ha parlato con nessuno; meno del 2% si è rivolto al numero 1522 o a un centro antiviolenza.
Leggere i numeri: cosa raccontano le dinamiche organizzative
Il divario tra consapevolezza organizzativa e segnalazione formale – la metà delle strutture sapeva, ma solo un quinto dei casi è stato segnalato formalmente – è il nodo su cui HERA Foundation vuole lavorare insieme alle aziende sanitarie: non un’assenza di consapevolezza, ma un percorso di segnalazione che oggi non sempre protegge chi lo intraprende. Lo confermano le testimonianze di chi ha effettivamente segnalato: quattro persone su dieci sono state sconsigliate dal percorso legale, altrettante riferiscono un peggioramento del proprio benessere dopo averlo fatto. È proprio su questo, ossia rendere la segnalazione un percorso più sicuro ed efficace, che HERA intende costruire percorsi di formazione e collaborazione con le strutture sanitarie.
Anche il silenzio nell’ambito privato – il 43% che non ne parla con nessuno, meno del 2% che si rivolge a un centro antiviolenza – non sembra un tratto specifico della popolazione sanitaria: riflette un pattern già ampiamente documentato dalle indagini nazionali sulla violenza di genere in Italia, dove il ricorso a canali istituzionali resta storicamente basso.
Un secondo squilibrio, distinto: chi lavora e chi dirige
I dati raccontano anche un divario di natura diversa, da non confondere causalmente con quello sulla violenza: nel campione, il 75% dei rispondenti è donna e il 43% lavora in un’équipe a maggioranza femminile, contro appena il 7% a maggioranza maschile, ma solo il 31% ha un responsabile di servizio donna, contro il 64% con un responsabile uomo. È il pattern noto come soffitto di cristallo: una componente femminile ampiamente maggioritaria nella base professionale che si assottiglia progressivamente salendo verso i ruoli apicali. È una dinamica già documentata nella sanità italiana nel suo complesso; questa indagine ne offre una fotografia puntuale sul proprio campione. Il dato va letto come struttura organizzativa a sé e non come spiegazione dei fenomeni di violenza descritti sopra, che i dati raccolti non permettono di collegare causalmente.
«Abbiamo voluto questa indagine perché il sistema sanitario, che ogni giorno intercetta, protegge e cura chi subisce violenza, deve saper riconoscere le stesse dinamiche anche al proprio interno. Chi cura fatica a chiamare “violenza” ciò che vive: il suo ruolo è prendersi cura degli altri, non chiedere aiuto per sé. E chi trova il coraggio di parlarne teme l’isolamento, professionale e istituzionale. I primi dati ci dicono che spesso il problema è noto e resta senza risposta: è lì che dobbiamo lavorare, ed è di questo che parleremo a HERA Congress 2026.»
– Emiliano Tizi, Presidente di HERA Foundation ETS
Cosa succede ora
L’indagine resta aperta fino al 31 ottobre 2026 a tutto il personale sanitario, medico e non medico, di ogni disciplina: https://t.ly/KafqQ. Il piano di analisi sarà depositato pubblicamente prima della chiusura della raccolta, e i risultati definitivi saranno pubblicati su riviste scientifiche nel 2027. HERA Congress 2026 ospiterà una sessione dedicata ai percorsi di segnalazione e alla risposta delle strutture sanitarie.
Nota metodologica. Dati preliminari al 18 settembre 2026 (raccolta aperta fino al 31 ottobre). Le esperienze sono autoriferite e riguardano l’intero arco della vita salvo dove indicato. Le letture proposte in questo comunicato (sui percorsi di segnalazione e sul divario tra ruoli apicali e composizione del personale) sono chiavi di interpretazione coerenti con la letteratura esistente sul tema, non associazioni statistiche testate su questo campione. Un’analisi dei confronti tra sottogruppi sarà possibile solo a raccolta conclusa.
Limiti dello studio
- Autoselezione dei rispondenti. chi partecipa lo fa volontariamente, e tende a rispondere più facilmente chi ha un interesse personale nel tema – spesso perché ha vissuto direttamente esperienze di violenza o molestia – o chi è già sensibilizzato sull’argomento. Questo meccanismo, ben documentato nella ricerca sociale su temi analoghi, può portare a una sovrastima della prevalenza reale rispetto a un campione scelto casualmente, dove parteciperebbero anche le persone che il tema non tocca né interessa in prima persona. Le percentuali riportate vanno quindi lette come “quanto riferisce chi ha risposto”, non come una stima della frequenza del fenomeno nell’intera popolazione sanitaria.
- Dati autoriferiti e retrospettivi. non sono verificabili da fonti esterne; per gli episodi passati (“nel corso della vita”) sono inoltre possibili imprecisioni di memoria.
- Concentrazione professionale e geografica. le risposte arrivano in larga parte da un’unica area professionale (anestesia e rianimazione) e da un’unica macroarea geografica (Centro Italia). I risultati non sono quindi generalizzabili alle altre discipline sanitarie né alle altre aree del Paese.
- Raccolta ancora aperta. i numeri qui riportati sono parziali e provvisori; potranno cambiare nelle prossime settimane, e i confronti tra sottogruppi (età, ruolo, genere, area geografica) saranno possibili solo a raccolta conclusa.
Chi ha subito o sta subendo violenza può chiamare il 1522, numero gratuito e attivo 24 ore su 24.
HERA Foundation ETS
HERA Foundation ETS è un ente del Terzo Settore nato nel 2025 dall’esperienza del primo congresso HERA (Healthcare, Emergency, Resuscitation, Anesthesia), per dare continuità a un lavoro collettivo di esperte ed esperti di anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore, psicologia, ricerca e altre professioni della sanità. Attraverso le sue tre aree – Education, Research e Advocacy – la Fondazione promuove formazione orientata alla realtà dei sistemi sanitari, ricerca con impatto concreto su equità di genere e disparità nelle cure, e advocacy per un Servizio Sanitario Nazionale riconosciuto come bene comune. HERA Foundation immagina una sanità competente, sostenibile ed equa, fondata sul riconoscimento dell’interconnessione tra esseri umani, animali e ambiente (principio One Health), e si rivolge sia alle professioniste e ai professionisti della salute sia alle cittadine e ai cittadini, nella convinzione che prendersi cura della salute significhi prendersi cura anche di chi cura.
HERA Congress 2026 – Roma, Auditorium Antonianum (Viale Manzoni 1), 25–26 settembre 2026. Il congresso, dedicato alla medicina della persona, si articola su tre assi: decidere, personalizzare, essere lungimiranti. Programma e iscrizioni: www.heracongress.com
Contatti stampa
Giorgia Cotugno – Head of Advocacy & Communications, Hera Foundation ETS
Tel. +39 346 6642079 · email: giorgia.cotugno@herafoundation.it
